Monfalcone, domani
Nel caso di Monfalcone, il nuovo assetto s’inserisce nel progetto di modifica della centrale termoelettrica esistente e prevede il passaggio dalla configurazione alimentata a carbone a una alimentata a gas naturale, mediante realizzazione di una nuova sezione a ciclo combinato.
La documentazione pubblica di progetto descrive un impianto di ultima generazione, con potenza elettrica lorda nominale di circa 860 megawatt, corredato dalle opere di connessione alla rete elettrica nazionale e alla rete nazionale dei gasdotti, essendo previsto un collegamento metanifero dell’ordine di circa 2,4 chilometri verso la rete SNAM.
Sotto il profilo autorizzativo, l’intervento è stato approvato con decreto direttoriale n. 55/02/2023 del 22 marzo 2023 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, successivamente rettificato e integrato con decreto n. 55/09/2023_RT del 15 giugno 2023.
Quadro prospettato
La riconversione della centrale di Monfalcone prevede la realizzazione di una nuova sezione a ciclo combinato ad alta efficienza, alimentata a gas naturale e predisposta, secondo le indicazioni progettuali rese note dal gestore, al futuro impiego di idrogeno in miscela. Gli investimenti dichiarati ammontavano a 116 milioni di euro per il 2023, mentre nel bilancio territoriale riferito al 2024 risultano pari a 207 milioni di euro in Friuli Venezia Giulia, con una quota del 76 per cento riferita al sito monfalconese. Il costo complessivo dell’intervento è indicato in circa 600 milioni di euro.
Gli aggiornamenti più recenti sul cantiere riferiscono uno stato di avanzamento intorno all’80 per cento, con completamento previsto entro il 2026 e successivo smantellamento del grande camino della centrale a carbone, che segnerà un cambiamento radicale anche nella skyline dell’alto Adriatico.
Il nuovo assetto impiantistico è caratterizzato da un rendimento sensibilmente più elevato rispetto alla configurazione storica, con efficienza indicata attorno al 63 per cento, e si colloca nel passaggio da un sistema termoelettrico tradizionale a una configurazione più efficiente, meno emissiva in termini specifici e più flessibile sotto il profilo operativo.
Idrogeno e ruolo di sistema
Fra gli elementi di maggiore interesse rientra la predisposizione del nuovo impianto al futuro impiego di idrogeno in blending con gas naturale. Le indicazioni rese note per il nuovo assetto richiamano una miscela sino al 40 per cento, valore che, in ambito turbogas, va ordinariamente inteso in termini volumetrici e come configurazione prospettica di esercizio. Sotto il profilo tecnico, il blending consiste nella miscelazione di idrogeno con gas naturale a monte dell’alimentazione della turbina a gas, così che l’impianto non operi unicamente con metano puro, ma con un combustibile gassoso costituito da due vettori energetici in proporzioni variabili.
L’impiego di tale miscela richiede una combustione accuratamente governata, poiché l’idrogeno presenta caratteristiche differenti rispetto al metano, fra cui maggiore velocità di fiamma e più elevata reattività.
Ne derivano specifiche esigenze di adeguamento o di taratura dei bruciatori e della camera di combustione, cui si accompagnano sistemi di controllo dedicati, appropriati presidi di sicurezza e particolare attenzione al contenimento degli ossidi di azoto.
In tale quadro, la configurazione hydrogen-ready del ciclo combinato va interpretata come l’apertura alla progressiva riduzione della componente fossile.
Questo dato colloca Monfalcone entro una linea di progressiva decarbonizzazione del termoelettrico e ne rafforza il profilo di infrastruttura energetica di transizione.
Inoltre, la collocazione costiera del sito e la connessione alle grandi reti conferiscono inoltre alla centrale una funzione che la rende coerente con scenari più ampi a quello di sostegno al sistema elettrico regionale e, in prospettiva, anche con l’eventuale insediamento di nuove funzioni energivore, quali i data center.
Inquadramento tecnico della conversione
Dal punto di vista impiantistico, il passaggio da centrale a carbone a centrale a ciclo combinato comporta la sostituzione del nucleo di produzione fondato sulla caldaia a polverino, sui sistemi di stoccaggio e movimentazione del carbone (carbonili, mulini, nastri di movimentazione del combustibile solido) e sui sistemi di trattamento fumi tipici della combustione del carbone.
A tale assetto subentra dunque uno nuovo in cui assumono rilievo il collegamento del gas alla rete metanifera, il blocco turbogas, il GVR (generatore di vapore a recupero), la turbina a vapore e i presidi emissivi propri della combustione del gas naturale.
Il risultato è un impianto più compatto sotto il profilo logistico del combustibile, più efficiente sul piano energetico e coerente con il processo di uscita dal carbone, entro una nuova fase nella quale Monfalcone continua a essere protagonista nel contesto della trasformazione dell’ energia ma non più nei termini del grande ciclo industriale novecentesco, ma come snodo tecnico avanzato, protagonista della transizione contemporanea.
Bibliografia essenziale
A2A, Bilancio territoriale Friuli Venezia Giulia 2023, Milano, 2024
A2A, Bilancio territoriale Friuli Venezia Giulia 2024, presentazione del 5 giugno 2025
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Decreto direttoriale n. 55/02/2023 del 22 marzo 2023
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Decreto n. 55/09/2023_RT del 15 giugno 2023
Luca Piana, «Carbone addio, Monfalcone riparte con gas e idrogeno», in Il Piccolo, 8 febbraio 2026, p. 19
Fonte: Wikimedia Commons, Combined cycle animation.ogv; autore: Tennessee Valley Authority; public domain
