L’intuizione di Humpel: Ronchi entra nel progetto già nel 1846

Nel 1846 l’ing. Giovanni Humpel, attivo e residente a Ronchi, auspicò la derivazione delle acque dell’Isonzo per l’irrigazione dei terreni. La sua proposta non si limitava all’idea generale di portare acqua, ma tentava di misurarsi con un problema tipico della piana isontina, riferibile all’irregolarità delle quote e alla difficoltà di distribuire l’acqua in modo uniforme e controllabile. In una prima fase egli valutò l’impiego di mezzi meccanici e soluzioni di sollevamento, arrivando a ipotizzare dispositivi capaci di proiettare l’acqua a distanze considerevoli; successivamente giudicò questi assetti troppo complessi e onerosi e orientò la riflessione verso una soluzione più razionale, basata su una rete di tubazioni ramificate, interrate e distribuite fino alle singole particelle. Ipotizzò cioè un’idea di irrigazione in pressione che, per l’epoca, appare sorprendentemente moderna.
Egli non fu l’autore dell’opera definitiva, ma ipotizzò e propose una delle prime tracce di quel pensiero tecnico che, nel giro di decenni, fu ripreso, affinato e trasformato in progetti più strutturati fino alla realizzazione del canale Dottori. Il suo orizzonte, inoltre, non restò confinato alla sola scala agricola. Negli anni successivi compare anche un suo progetto per convogliare acqua dall’Isonzo verso Trieste, segno di una visione ampia della risorsa idrica come infrastruttura strategica. È proprio questo passaggio lungo, dall’idea alla cantierabilità, che spiega perché Ronchi entrò nel sistema come sede di una centralina e, soprattutto, come nodo di diramazione verso attività e servizi locali.

Officine Elettriche dell’Isonzo e reti: Ronchi come nodo di diramazione

Nella fase di organizzazione del sistema elettrico fuorno impostate linee elettriche ad alta tensione, tra cui la direttrice Redipuglia-Ronchi-Monfalcone, che già da sola chiarisce il ruolo di passaggio obbligato del nodo ronchese. Un tratto particolarmente indicativo è dato dalle derivazioni lungo il Canale Dottori: la prima partva dalla centrale di Ronchi, attraversava il binario della Ferrovia Meridionale e raggiungeva il cotonificio di Vermegliano; la seconda, sempre dalla centrale di Ronchi, superava la strada regionale Ronchi-Redipuglia andando a servire la falegnameria Tambarin & Co, a conferma dell’allaccio di utenze produttive locali mediante attraversamenti infrastrutturali mirati.
Accanto ai fatti tecnici emergono anche i “microconflitti” di tracciato: il Consorzio Redipuglia-Ronchi chiese che la linea telefonica non venisse disturbata dall’intersecamento con la linea elettrica e a Ronchi si discusse anche del tracciamento in relazione alle proprietà e alle alberature presenti lungo la strada comunale verso la chiesa.

Vicende belliche e ripresa del servizio

Siccome il sistema delle Officine Elettriche dell’Isonzo era operativo in un’area che, nel 1915-1917, divenne fronte e retrofronte, è verosimile -sebbene scarsamente documentato-  che la continuità di esercizio di produzione e trasporto fu stravolta  dal contesto di guerra, con conseguenze sulla rete e sui servizi che da Ronchi si diramavano verso le citate utenze.
Tecnicamente Ronchi appartiene al gruppo delle centraline “in fregio” al canale, cioè dipsoste lateralmente. I dati sintetici dell’assetto originario indicano: salto H 2,80 m, portata Q 13 m³/s, potenza P 260 kW ai morsetti del generatore. La dotazione elettromeccanica è ricondotta alla tipologia gemella di Fogliano, con turbine dell’ordine dei 200 HP e generatore da 370 kVA a 180 giri/min.

Riattivazione ENEL e il contemporaneo

La  cifra specifica di Ronchi in seno alla riattivazione rispetto agli altri impianti si legge non solo nella sostituzione delle macchine, ma soprattutto nella ricostruzione di condizioni di stabilità e di scarico, cioè del comportamento strutturale e idraulico nel punto più delicato dell’impianto. Difatti furono messe al centro principalmente le opere civili, previa demolizione de pregresso fabbricato e consolidamento del terreno con micropali.
A livello di esercizio, il quadro generale delle prime esperienze sottolinea la necessità di sgrigliatori automatici per gestire il materiale flottante, pena l’onere di servizi esterni di sgrigliatura e conferimento.
Oggi la centralina, gestita da Edison, dispone di  gruppi turbina-generatore ad asse verticale producono a 0,4 kV con trasporto in rete MT a 20 kV.

foto: Opera di salto con paratoie e sfioro a cascata, con canale di derivazione e manufatti di regolazione delle portate_Credit: Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia

➔Glossario Idroelettrico


Bibliografia Essenziale

Facile, Elio; Mancini, Giuliano; Sussi, Furio, La riattivazione delle centrali sul Canale Dottori, ENEL, Settore Produzione e Trasmissione di Venezia, 1988
Dorsi, Marina, Le Officine Elettriche dell’Isonzo. Distribuzione dell’elettricità e sviluppo industriale nel Monfalconese, in Bisiacaria, 1992
Felcher, Stefano, Alla ricerca del “carbone bianco”: dalla realizzazione dei primi impianti idroelettrici al monopolio nell’elettrificazione della regione Nord Adriatica, in Quaderni, XXXIV(1), 2023
Consorzio Culturale del Monfalconese, Il canale irriguo industriale da Sagrado a Porto Rosega, scheda web, s.d., consultata il 28 febbraio 2026
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Edison S.p.A., Dichiarazione ambientale 2024-2026. Polo 3, 2024