Origine consortile, tracciato e quadro autorizzativo
Nel territorio compreso tra Sagrado, Fogliano, Ronchi dei Legionari e Monfalcone fu progettato un canale d’irrigazione destinato a convogliare, modulare e distribuire le portate derivate alle superfici agrarie attraverso una rete strutturata di presa, adduttori principali, manufatti di derivazione e scoline poderali, con scarico finale regolato verso mare. Nel 1873 fu istituito, con decreto dell’autorità distrettuale competente (Bezirkshauptmannschaft), il Consorzio Acque dell’Agro Monfalconese, cui fu poi riferita l’impostazione dell’opera. Il tracciato previsto si sviluppò per circa 9.800 m dalla presa di Sagrado fino a Monfalcone, con un successivo prolungamento di circa 2.200 m verso l’area di Porto Ròsega. La realizzazione si sviluppò tra il 1894 e il 1905, su impulso determinante di Antonio de Dottori degli Alberoni, consigliere attivo nei comuni del territorio, promotore del Consorzio, figura di riferimento nella programmazione delle opere idrauliche consortili, entro un quadro di sostegno pubblico già delineato dalla legge della Dieta provinciale del 1887 in materia di interventi agricoli e infrastrutture idrauliche e successivamente rafforzato da contributi statali che ne assicurarono la copertura finanziaria e la continuità dell’esecuzione. La redazione progettuale fu attribuita all’ingegnere Giovanni Schiavoni, che rielaborò un impianto iniziale di Raffaele Angelo Vicentini, assumendo come nodo originario l’opera di presa in località Sagrado, nota come rosta.
L’approvazione ministeriale intervenne il 5 luglio 1901 e quantificò l’intervento in 450.000 corone; 164.000 corone rimasero in capo a Municipio e Consorzio, tra espropri e disponibilità delle aree lungo il tracciato, inclusa la quota riferita al prolungamento verso mare. Il contributo statale fu erogato a partire dal 1902 in quattro rate annuali.
L’opera di presa di Sagrado (rosta)
L’opera di presa di Sagrado, detta rosta, costituì il nodo generatore del sistema idraulico del Canale Dottori, preposto alla derivazione delle acque dell’Isonzo e alla loro immissione nel canale principale secondo livelli definiti. Fu configurata come manufatto di presa e derivazione, dotato di dispositivi di regolazione atti a governare le portate in ingresso e a contenere le variazioni stagionali del regime idrico. La rosta assunse valore di riferimento altimetrico e funzionale per l’intera asta, influendo sulle quote di esercizio, sui tiranti e sulla continuità di funzionamento nei tratti immediatamente a valle. Nel quadro complessivo, fu dunque in grado di garantire l’avvio controllato della distribuzione irrigua e la sicurezza idraulica, rendendo possibili le successive articolazioni del reticolo derivato e dei salti utilizzabili lungo l’intera asta.
Carattere distributore a portata decrescente e governo dei livelli
Il canale fu pensato e configurato come distributore, con sottrazioni progressive di portata lungo l’asta principale in corrispondenza delle derivazioni verso i fondi agricoli. Tale assetto determinò una criticità idraulica tipica dei canali a portata decrescente, legata alle variazioni di tirante e di velocità che si producevano procedendo verso valle, ossia l’instabilità dei livelli idrici. Il funzionamento richiese quindi un sistema di regolazione e ripartizione, non assimilabile al semplice passaggio dell’acqua in un canale ordinario, basato sul controllo dei livelli in relazione alle manovre e alle esigenze stagionali. In tale quadro assunsero rilievo paratoie e manufatti di derivazione, insieme a sfioratori e scarichi di sicurezza, finalizzati a prevenire abbassamenti eccessivi nei tratti terminali, sovralzi idrici localizzati in prossimità delle prese e condizioni di esercizio instabili.
Profilo altimetrico, pendenze e salti di quota
L’andamento altimetrico tra presa fluviale e scarico a mare delle acque presentava dislivelli distribuiti lungo l’asta, che influirono sulla scelta delle pendenze e sul regime idraulico del canale. La gestione dei salti di quota impose attenzione alla stabilità del moto e alla compatibilità con la funzione irrigua, che richiedeva livelli il più possibile regolari in prossimità delle derivazioni. La definizione del tracciato e delle quote risultò condizionata anche da vincoli esterni, tra cui la linea ferroviaria Trieste-Gorizia e la viabilità, che interferirono con le soluzioni di attraversamento, con gli spazi di cantiere e con la distribuzione delle pendenze disponibili. Nei tratti caratterizzati da maggiore carico idraulico e da velocità più elevate e, quindi, da maggiore energia della corrente, assunsero rilievo opere e accorgimenti idonei a contenere turbolenze, rigurgiti e condizioni di instabilità, con particolare attenzione ai tratti immediatamente a valle delle cadute, dove risultò necessario garantire il controllo del moto e dei livelli in rapporto alla continuità di esercizio dell’asta e delle derivazioni connesse.
Utilizzazione energetica dei dislivelli e assetto concessorio
L’impiego dei dislivelli presenti lungo l’asta fu successivamente orientato anche alla produzione elettrica mediante la costruzione di centraline idroelettriche, in un quadro in cui la caduta complessiva utile era di circa 17,75 m. Lo sfruttamento dei salti fu posto in capo all’impresa udinese Rizzani, cui il Consorzio Acque dell’Agro Monfalconese riconobbe una concessione trentennale per l’usufrutto dell’energia generata; la definizione dei rapporti fu formalizzata con la transazione del 1904 e precisata, sul piano operativo, da una successiva convenzione che regolò l’utilizzo dei salti individuati a Fogliano, Redipuglia, Ronchi, San Polo, Monfalcone e Ròsega, con successivo consolidamento amministrativo nel 1906.
L’assetto risultante mantenne come condizione essenziale la compatibilità con l’esercizio del canale distributore, e quindi con la continuità del governo dei livelli e con la funzionalità delle opere di regolazione lungo l’intero sviluppo dell’infrastruttura.
Bibliografia Essenziale
Consorzio Acque dell’Agro Monfalconese, Atti costitutivi e deliberazioni consortili (1873-1906)
Consorzio Acque dell’Agro Monfalconese, Progetti, profili altimetrici, sezioni e capitolati del Canale Dottori (1894-1905)
Ministero competente, Decreto di approvazione del progetto del Canale Dottori (5 luglio 1901)
Dieta provinciale, Legge per la promozione agricola e le opere idrauliche consortili (1887)
Impresa Rizzani, Convenzioni e atti di concessione per lo sfruttamento dei salti idraulici lungo il Canale Dottori (1904-1906)
Officine Elettriche dell’Isonzo, Documentazione societaria e tecnica sulla produzione e distribuzione dell’energia (inizi XX secolo)
SELVEG, Atti di incorporazione e gestione degli impianti (1937)
ENEL, Atti e documentazione relativi al subentro e alla gestione degli impianti connessi al Canale Dottori (dal 1962)




