Dalla funzione idraulica al progetto industriale
Nel passaggio tra la funzione originaria del Canale Dottori, legata alla bonifica e all’irrigazione, e la sua progressiva leggibilità come infrastruttura suscettibile di valorizzazione energetica, si collocò la formazione di una compagine promotrice che, nei primi anni del Novecento, tradusse un potenziale tecnico in un’iniziativa economica strutturata. In questa fase, che precedette la piena formalizzazione societaria delle Officine Elettriche dell’Isonzo, assunsero rilievo quattro profili, eterogenei per competenze e per radicamento territoriale ma complementari nel delineare un progetto industriale: Leonardo Rizzani, Oscarre Napp, Isidoro Piani ed Ettore Richetti.
Leonardo Rizzani (Codroipo, 1 febbraio 1846 – Udine, 1927) si configurò come impresario infrastrutturale attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento nel settore delle opere idrauliche, il cui nome risultò indissolubilmente associato all’esecuzione e alla promozione delle opere connesse al Canale Dottori.
All’interno di una logica imprenditoriale tipica del periodo, il canale non rappresentava unicamente un’opera unicamente irrigua, ma una base materiale suscettibile di ulteriori sviluppi funzionali. La presenza di salti, la continuità del deflusso e la possibilità di regimentazione costituirono i presupposti tecnici per una successiva valorizzazione energetica. In tale quadro, Rizzani svolse un ruolo di raccordo tra il cantiere e l’iniziativa imprenditoriale e tra il territorio e i capitali interessati alla sua trasformazione produttiva.
L’alleanza tra capitale triestino e interessi isontini
Accanto a Rizzani, la partecipazione di Oscarre Napp e di Isidoro Piani consentì di configurare l’iniziativa come alleanza tra capitale triestino e interessi economici radicati nel territorio isontino. Napp, imprenditore triestino attivo nei primi anni del Novecento, risultò cofirmatario dell’istanza del 1906 per la costituzione della Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo, attestando con la sua presenza l’interesse di ambienti economici triestini verso operazioni infrastrutturali nel retroterra, dove la disponibilità di risorse e di spazi produttivi poteva tradursi in investimenti stabili e in prospettive di servizio territoriale. In quell’assetto economico l’iniziativa industriale raramente si sviluppò in forma isolata, ma si alimentò attraverso reti finanziarie e imprenditoriali che facevano capo al principale polo urbano e portuale dell’area.
Isidoro Piani, imprenditore attivo nell’area isontina e parimenti cofirmatario dell’istanza del 1906, rappresentò invece il radicamento locale della compagine. Il suo ruolo s’allocava nella fase costitutiva e autorizzativa dell’iniziativa, garantendo il collegamento con il contesto economico e produttivo del territorio interessato dalla trasformazione infrastrutturale.
La fase costitutiva prima di OEI
Prima della piena operatività della Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo, l’iniziativa attraversò una fase di definizione organizzativa e giuridica nella quale risultò determinante la presenza di Ettore Richetti. Avvocato triestino attivo nel primo Novecento, Richetti curò l’impostazione giuridica dell’iniziativa, predisponendo gli atti costitutivi e lo statuto della società per azioni e seguendo l’iter autorizzativo necessario alla sua legittimazione, garantendo al progetto una forma societaria stabile e riconosciuta In tale prospettiva, Richetti svolse una funzione di governance e di raccordo istituzionale, rendendo autorizzabile e finanziabile un progetto che implicava investimenti rilevanti e responsabilità di lungo periodo.
L’istanza per la costituzione della Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo fu presentata nel 1906 e segnò il momento formale di convergenza tra i diversi profili coinvolti. Rizzani apportò la base infrastrutturale e la conoscenza tecnica del dispositivo idraulico, Napp contribuì come espressione del circuito imprenditoriale triestino, Piani garantì il collegamento con il tessuto economico locale e Richetti assicurò la regolarità procedurale e l’impianto giuridico dell’operazione.
Nel loro insieme, Rizzani, Napp, Piani e Richetti misero a sistema competenze diverse ma complementari, trasformando un’opera idraulica nata per la bonifica nell’ossatura di un sistema energetico organizzato in forma d’impresa e concepito per una prospettiva di lungo periodo. A partire dal Canale Dottori prese forma un’iniziativa volta a stabilizzare la produzione e la distribuzione di energia su base territoriale, ponendo le premesse per la successiva costituzione e l’avvio operativo delle Officine Elettriche dell’Isonzo.
foto di copertina (visionabile qui): Centrale di Redipuglia delle Officine Elettriche dell’Isonzo vista del corpo di centrale, delle pertinenze elettromeccaniche esterne e dei collegamenti di rete_Credit: Consorzio Culturale del Monfalconese
Bibliografia essenziale
Marina Dorsi, Le Officine Elettriche dell’Isonzo, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Trieste
Consorzio Acque Agro Monfalconese, Il canale Dottori e la bonifica del Basso Isonzo, Monfalcone
Archivio di Stato di Trieste, Atti societari e pratiche amministrative delle società elettriche, Trieste
