Un mosaico di paesaggi tra fiumi, mare e Carso
Il territorio di Monfalcone e del suo circondario si presenta come un mosaico di paesaggi modellati da fiumi anche ipogei, dal mare e da rocce d’antica formazione. La piana alluvionale isontina si estende dalle sponde dell’Isonzo fino ai rilievi carsici, mentre a sud il Golfo di Trieste apre la vista sul Mediterraneo più settentrionale. In questo specifico territorio, millenni di alluvioni hanno depositato ghiaie, sabbie e argille, mutando ripetutamente il corso del fiume e creando strati di conglomerati che in alcuni punti ricordano vere e proprie formazioni di calcestruzzo naturale.
I fiumi e la lunga definizione del paesaggio contemporaneo
Già nell’Olocene, l’epoca geologica in cui viviamo attualmente, l’Isonzo alternava fasi durante le quali la forza della corrente era poco intensa, determinando la formazione di meandri, a momenti di forte impatto erosivo, scavando scarpate profonde fino a 20 metri nella zona di Gorizia e stabilizzando il suo letto verso mare. Questi processi hanno fissato il percorso contemporaneo del fiume, ma i resti di antichi ponti romani rimangono a testimonianza di come le acque un tempo scorressero altrove.
Verso est, il paesaggio si fa più variegato grazie all’apporto del fiume Timavo che, pur avendo una portata decisamente inferiore rispetto all’Isonzo, ha lasciato tracce significative nei sedimenti alluvionali, mescolandosi nel suo procedere verso sud ai depositi palustri e marini. Avvicinandosi al mare le particelle più fini prendono il sopravvento, fino a formare gli argini sabbiosi e fangosi tipici delle zone di risorgiva.
Tracce di antichi alvei arricchiti di ghiaie emergono ancora nella baia di Panzano, rivelando vie d’acqua che un tempo conducevano verso un litorale diversamente disposto rispetto a quello attuale.
Il mare e la trasformazione della costa
Diecimila anni fa il mare era più a sud di quaranta metri rispetto all’attuale battigia. Il progressivo innalzamento del livello marino ha trasformato il volto della costa: sei millenni fa il livello era solo otto metri più basso, mentre duemila anni or sono meno di due metri. Ciò sta a significare che i Romani navigavano lungo coste molto simili a quelle odierne, lambendo risorgive e lagune.
Il Lacus Timavi, con le nove bocche di risorgiva del fiume descritte da Virgilio nell’Eneide, oggi ne contempla solo tre ancora visibili, assieme a poche tracce affioranti di un passato lagunare.
I geositi come archivi viventi della memoria
I geositi di Monfalcone non sono semplici testimonianze naturali, ma scrigni viventi di una memoria che affonda nelle pieghe del tempo e in cui la natura si fa archivio e voce del passato.
Dal misterioso respiro del Lago di Doberdò alle doline che punteggiano il Carso, dai dinosauri del Villaggio del Pescatore alle sorgenti termali di Monfalcone, dalle risorgive del Timavo alle maestose falesie a precipizio sul mare tra Sistiana e Duino, ogni luogo rappresenta una finestra aperta su epoche lontane, ove la geologia si intreccia con la cultura e la scienza con il mito.
Bibliografia Essenziale
Maggi, P. – Merlatti, R. – Petrucci, G. (a cura di), SottoMonfalcone. Storia e itinerari nella città e nel territorio tra Timavo e Isonzo, Trieste, Luglio, 2024, ISBN 9788868033729.
Musina, G., Il Carso goriziano e monfalconese. Geologia, idrografia, risorgive, Trieste.
Cucchi, F. – Forti, F., Il Carso classico. Geomorfologia e idrogeologia, Trieste.
Ventura, P., Paesaggio antico e viabilità protostorica nel territorio isontino, Gorizia.










