Inquadramento

La nazionalizzazione dell’industria elettrica rappresentò uno spartiacque nella storia delle infrastrutture energetiche italiane del Novecento, introducendola riorganizzazione della filiera elettrica intesa come funzione pubblica.
Le con finalità dichiarate di quest’operazione epocale riguardarono la sicurezza del fabbisogno, l’ uniformità tariffaria, il sistema di indirizzo degli investimenti e il governo centralizzato e unitario delle reti.
Questo passaggio si collocò come cerniera tra la stagione delle società elettriche private e consortili, innestate su opere idrauliche e su bacini industriali locali e la fase successiva di gestione nazionale, durante la quale le reti e gli impianti furono declinati come sistema integrato su scala Paese, con ricadute dirette anche sul Monfalconese e sul nodo isontino-triestino.
Il provvedimento realizzattivo fu impostato come disegno di legge ordinaria, con previsione di delega al Governo per l’emanazione di decreti e si configurò non come una misura d’urgenza, ma come un percorso legislativo e regolatorio capace di trasferire funzioni e patrimoni verso un soggetto pubblico nazionale.

L’ENEL come ente pubblico

L’ENEL (Ente Nazionale per l’Energia Elettrica) fu istituito con la legge 6 dicembre 1962, n. 1643, , come ente nazionale con personalità giuridica di diritto pubblico e sede in Roma, posto sotto la vigilanza del Ministero dell’Industria e del Commercio.
All’ente fu riservato l’esercizio, nel territorio nazionale, delle attività di produzione, importazione ed esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica, da qualsiasi fonte, fatti salvi i casi di esclusione ed eccezione previsti dalla legge.
L’indirizzo politico e programmatico fu attribuito a un Comitato di Ministri presieduto dal Presidente del Consiglio, con funzioni di coordinamento e indirizzo generale in materia di organizzazione, programmi e criteri di esercizio del servizio elettrico.
Nella fase di avvio dell’ente, dal 1963, le figure apicali i furono Vito Antonio Di Cagno, Presidente (1963-1973), e Arnaldo Maria Angelini, Direttore generale dal 1963, poi Presidente (1973-1979).

Filiera elettrica e pluralità delle fonti

L’oggetto della nazionalizzazione riguardò l’intera filiera e fu esplicitata la neutralità rispetto alla fonte, ricomprendendo energia idrica e termica e richiamando anche il nucleare, con menzione di impianti e cantieri indicati come in avanzato stato di realizzazione. Dal punto di vista della storia industriale, questo aspetto risultò determinante in quanto ENEL fu concepito come cabina di regia regia in grado di governare mix energetico e infrastrutture, superando la frammentazione tra concessionari, produttori locali e reti nate per esigenze puntuali
Il provvedimento non operò però in modo indifferenziato.
Difatti, la disciplina delle aziende autoproduttrici risultò esclusa dal trasferimento nel caso in cui la produzione fosse destinata a soddisfare bisogni interni. Fu inoltre fissata una soglia dimensionale legata ai quantitativi annui immessi in rete, utile a delimitare il perimetro delle imprese interessate. In chiave territoriale ciò significò che una parte del tessuto produttivo, soprattutto quello con autonomia energetica interna, attraversò la transizione senza una cessazione immediata della propria configurazione industriale, pur inserendosi in un contesto nazionalizzato.

Sorti delle società elettriche e del personale

Le società elettriche soggette alla nazionalizzazione non risultarono sciolte, ma furono poste nella condizione di mutare assetto e oggetto, cessando l’esercizio delle attività elettriche. Fu richiamata anche la restituzione alle società dei beni non connessi con le attività elettriche. Quest’elemento, apparentemente tecnico, produsse un effetto storico rilevante, consentendo a gruppi e compagini azionarie di riorientare capitali e competenze verso altri settori, ridisegnando la geografia industriale del periodo.
Sul piano sociale e organizzativo, fu garantita la continuità dei vigenti rapporti di lavoro per funzionari, impiegati e operai, con salvaguardia dei diritti acquisiti. Inoltre, il rapporto del personale assorbito risultò mantenuto entro una disciplina di diritto privato, evitando assimilazioni al personale statale o parastatale.

Gli effetti della nazionalizzazione sul nodo isontino-triestino

Nel Monfalconese, la storia dell’elettrificazione già dagli albori risultò sempre connessa con opere idrauliche, impianti idroelettrici lungo le aste di derivazione e le reti costruite per sostenere una crescita industriale intensa. In questo contesto, la nazionalizzazione introdusse un principio che portò la rete a non essere più considerata soltanto un’infrastruttura al servizio di uno specifico  bacino, ma elemento di sistema ampio e articolato, chiamato a garantire sicurezza, ridondanza e integrazione su vasta scala.
In questo mutato assetto assunsero progressiva centralità le cabine-snodo e le stazioni di smistamento quali nodi strategici dell’architettura di rete, ricalibrando i rapporti tra la produzione locale e gli apporti dall’esterno, in una logica di esercizio e dispacciamento.

➔Glossario Termoelettrico


Bibliografia Essenziale

Legge 6 dicembre 1962, n. 1643, Istituzione dell’Ente nazionale per l’energia elettrica e trasferimento alle imprese elettriche
Atti parlamentari, Disegni di legge e lavori preparatori sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica
Ritagli di stampa sul disegno di legge di nazionalizzazione dell’industria elettrica,