La fase Moschitz

Lungo il medesimo asse infrastrutturale di via Valentinis, sviluppatosi tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento in stretta relazione con la ferrovia e il porto, si insediarono nel tempo attività produttive legate alla trasformazione di materiali grassi e oleosi. La fase più antica è riferibile alla fabbrica d’unto per carri, grassi e oli della ditta Moschitz, impresa di impronta familiare attestata in ambito locale già nella seconda metà dell’Ottocento e attiva sin dal 1861, orientata alla produzione di lubrificanti destinati alla manutenzione dei sistemi di scorrimento e trazione connessi alla movimentazione delle merci.

La gestione Koller & Breitner

A questa fase embrionale seguì la gestione Koller & Breitner, legata a figure imprenditoriali di spicco nel panorama monfalconese tra l’inizio del Novecento e la Grande Guerra. Tra i protagonisti si distinsero Nicolò Kollar ed Edoardo Breitner; quest’ultimo, in un secondo momento, impresse un carattere familiare all’azienda assumendo la nuova denominazione di ‘Edoardo Breitner & Figli’.
Pur mantenendo una vocazione ai lubrificanti industriali, la produzione mostrò un progressivo ampliamento verso lavorazioni e prodotti riconducibili alla filiera dei leganti e dei derivati pesanti, affiancando agli unti per ruote, ai grassi e ai lubrificanti anche riferimenti a asfalti, prodotti chimici e materiali per coperture. Quest’ evoluzione funzionale trova riscontro nell’identità popolare dello stabilimento, rimasto impresso nella memoria locale come la storica ‘fabbrica della pegola’.

La fase Gamma Ruberoid

In una fase successiva subentrò la ditta Gamma Ruberoid, che inserì lo stabilimento nella filiera dei materiali bituminosi per impermeabilizzazione. La denominazione societaria fu scelta per richiamare esplicitamente la produzione di manufatti e leganti bituminosi. Il termine Ruberoid nasce infatti dall’unione di rubber (gomma) e del suffisso -oid, con il significato di ‘simil-gommoso’, ed era in origine il nome commerciale di materiali flessibili a base di asfalto impiegati per coperture e barriere contro l’umidità.
Nato come marchio industriale tra fine Ottocento e primo Novecento, il termine assunse progressivamente valore descrittivo di una categoria di prodotti in rotoli per impermeabilizzazioni, caratterizzati da comportamento elastico, resistenza all’acqua e posa a caldo.
Nello stabilimento di Monfalcone, il ciclo produttivo si concentrò sulla fabbricazione di materiali catramati e bituminosi. Tale processo richiedeva una movimentazione costante e rigorosa del prodotto allo stato fuso, necessaria per trasferire la materia prima tra le diverse fasi della lavorazione. Un elemento di particolare rilievo documentario è costituito dai macchinari superstiti, collocati a seguito della demolizione del complesso nel giardinetto adiacente all’area di parcheggio.
Tra i reperti si conserva una pressa idraulica del 1911 per l’estrazione della naftalina dai distillati pesanti del catrame. Tale macchinario documenta l’adozione di cicli di raffinazione avanzati, basati sul frazionamento e sul recupero delle componenti aromatiche, a testimonianza di una gestione complessa dei sottoprodotti derivanti dalla distillazione del catrame di carbon fossile. Queste lavorazioni permettevano di ottenere oli purificati e peci di alta qualità, essenziali per la produzione di leganti e isolanti bituminosi.

Apparati tecnici e testimonianze superstiti

Accanto alla pressa si conserva una locomobile impiegata come mezzo di servizio per la movimentazione interna del bitume in fase liquida, indicativa della necessità di trasferire materiale caldo e viscoso tra le diverse fasi di lavorazione del ciclo produttivo a caldo; a essa si affianca la presenza di un piccolo rotabile industriale, assimilabile a un carro di servizio o a una cisterna su ruote metalliche, destinato al trasporto su breve distanza. La locomobile risulta attribuibile alla produzione della Ruston, Proctor & Co. Ltd. di Lincoln (Inghilterra), impresa attiva dal 1857 nella costruzione di macchine a vapore portatili, stazionarie e semoventi per impieghi industriali e agricoli, nata dall’evoluzione dell’officina Burton & Proctor e confluita nel 1918, mediante fusione con Richard Hornsby & Sons, nella Ruston & Hornsby.
Sotto il profilo tecnico, la locomobile Ruston si configura come una motrice a vapore montata su carro metallico, dotata di caldaia a fascio tubiero orizzontale e focolare interno. Il gruppo motore, alloggiato superiormente sulla caldaia, trasmette il moto tramite un sistema di biella e albero-manovella a un volano laterale, mentre la costanza del regime di rotazione è garantita da un regolatore centrifugo di tipo Watt.
Tale configurazione permetteva alla macchina di azionare, tramite cinghie di trasmissione, le pompe e i miscelatori necessari alla gestione dei bitumi fluidi.
La dismissione e la demolizione dello stabilimento negli anni Ottanta del Novecento determinarono la perdita dei volumi edilizi; in tale contesto, i macchinari superstiti e i rotabili conservati assumono valore documentario primario, quali uniche testimonianze materiali di un comparto industriale ormai tramontato.


Bibliografia essenziale
Consorzio Culturale del Monfalconese (CCM), Gamma Ruberoid
CCM, Fabbrica Ceresina Treves – Oleificio Luzzatti – Gaslini
Archeologia industriale nella provincia di Gorizia, a cura di …, p. 34
Ruston, Proctor & Co. Ltd., Cataloghi e manualistica tecnica
Ruston & Hornsby, Documentazione storico-aziendale
Edino Valcovich, Il Quartiere di Panzano a Monfalcone. Villaggio operaio e ville per i dirigenti del Cantiere Navale Triestino (1908-1927), «Drassana», n. 27, 2019
Registri delle Imprese – CCIAA, atti societari relativi alle ditte Moschitz, Koller & Breitner e Gamma Ruberoid
Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana, annunzi commerciali e societari