Dalla produzione puntuale al sistema integrato
Giuseppe Sartori (Lonigo, 1868 – Bologna, 1937) è stato un ingegnere elettrotecnico, formatosi al Politecnico di Milano e professionalmente attivo a Trieste nei primi anni del Novecento, anche in qualità di professore presso la locale università. Operò come figura tecnica di riferimento nella fase di strutturazione e sviluppo del sistema elettrico monfalconese, con un ruolo che non si esaurì nella progettazione di singoli manufatti, ma si espresse soprattutto nella definizione di un impianto tecnico capace di crescere e di reggere nel tempo.
La figura di Sartori assunse un rilievo determinante già nella fase embrionale di formalizzazione dell’impresa, con la presentazione nel 1906 dell’istanza per l’istituzione della Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo. Il suo contributo non si esaurì nella mera consulenza, ma si concretizzò in una visione sistemica che legava indissolubilmente la progettazione degli impianti di produzione alla struttura delle reti di trasmissione. Questa capacità organizzativa permise di armonizzare la generazione dell’energia con le reali necessità di distribuzione sul territorio, trasformando una serie di siti isolati in un organismo infrastrutturale coerente e interconnesso.
Corrente alternata, trasformazione e alta tensione
L’attività di Sartori si inserì nella transizione tecnologica che vide l’affermazione della corrente alternata e l’impiego sistematico della trasformazione di tensione. La corrente alternata rese possibile la trasmissione su distanze maggiori con riduzione delle perdite, attraverso l’elevazione della tensione in uscita dagli impianti e la successiva riduzione in prossimità delle utenze. Sul piano della rete questo significò dare un ordine tecnico all’insieme, con tensioni definite e regole di esercizio tali da far evolvere un servizio ancora frammentario in un sistema territoriale via via sempre più interconnesso e tendente alla modernità.
Nel percorso di consolidamento del sistema, Sartori contribuì al superamento di un assetto basato esclusivamente sulla produzione idroelettrica, promuovendo l’integrazione con produzione termoelettrica e l’adozione di una rete ad alta tensione su scala territoriale. Sotto il profilo funzionale, questa integrazione va interpretata come una risposta strategica alle necessità di stabilizzare l’erogazione e soddisfare una domanda elettrica in costante crescita. Tale evoluzione segnò il superamento della logica del singolo impianto, la cui resa era strettamente vincolata alla geometria dei salti di quota, a favore di una visione sistemica: la centrale cessò di essere un’entità autonoma per trasformarsi in un nodo di generazione vitale, organicamente inserito in una rete di distribuzione articolata e di ampio respiro territoriale.
foto: Giuseppe Sartori_Credit: Consorzio Culturale del Monfalconese
Bibliografia essenziale:
Politecnico di Milano, Annuari e registri degli allievi e laureati, Milano
Marina Dorsi, Le Officine Elettriche dell’Isonzo. Produzione e distribuzione dell’energia elettrica tra Monfalcone e Trieste, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Trieste
Archivio di Stato di Trieste, Atti societari e pratiche amministrative delle società elettriche, Trieste
