Il Canale Dottori come presupposto infrastrutturale

La Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo si sviluppò in un contesto nel quale la produzione di energia elettrica non costituì la funzione originaria dell’infrastruttura, ma si innestò progressivamente su opere idrauliche già impostate per altri scopi. In tale quadro, tra Basso Isonzo, Monfalcone e Trieste, prese forma un primo assetto di produzione e distribuzione che trasformò una dotazione consortile preesistente nel presupposto tecnico ed economico di un servizio elettrico territoriale.
Sul complesso già strutturato per usi irrigui e per il funzionamento di impianti molitori del Canale Dottori si innestò progressivamente la funzione energetica, con l’attrezzaggio di più salti mediante centrali idroelettriche e con la successiva razionalizzazione della rete irrigua minore. Nel tempo, alcuni tratti dei fossi e dei canali secondari vennero in parte dismessi o modificati e sostituiti da condotte interrate in pressione, adottate per ridurre perdite e dispersioni, migliorare la regolarità della distribuzione e limitare gli interventi di manutenzione lungo i tracciati a cielo aperto.

Costituzione societaria e scopo sociale

In questo contesto si collocò la costituzione, a Trieste nel 1906, della Società Anonima Officine Elettriche dell’Isonzo, in forma di società per azioni secondo l’ordinamento vigente, con capitale iniziale indicato in due milioni di corone. La denominazione e la forma giuridica trovarono riscontro nella documentazione amministrativa e fondiaria, nella quale l’impresa comparve come intestataria di servitù per linee elettriche ad alta tensione, confermando una presenza già strutturata. Lo scopo sociale dichiarato fu lo sfruttamento delle forze idrauliche del Canale Dottori, derivato dall’Isonzo e di proprietà del Consorzio Acque Agro Monfalconese, evidenziando come l’avvio della produzione elettrica discendesse dalla valorizzazione industriale di un’opera consortile preesistente e non dalla realizzazione ex novo di un’infrastruttura energetica.

Centrali idroelettriche e prime reti di trasmissione e distribuzione

Nel periodo immediatamente successivo alla fondazione la società realizzò lungo l’asta del Canale Dottori cinque centrali idroelettriche, con potenza complessiva dell’ordine di circa 1.600 kW, affiancate da una rete di trasmissione ad alta tensione attestata a 10.000 volt e da reti di distribuzione a bassa tensione. Le centraline, localizzate a Fogliano, Redipuglia, Ronchi, Monfalcone Anconetta e Monfalcone Porto, costituirono l’ossatura produttiva del primo sistema elettrico locale e il supporto tecnico per l’estensione delle forniture ai principali centri abitati e produttivi compresi tra Gorizia e Monfalcone, con progressive connessioni verso il polo triestino.
Fin dalla fase iniziale l’energia prodotta non risultò destinata soltanto all’illuminazione pubblica e privata, ma anche al funzionamento di attività produttive e di servizio, comprendenti impianti industriali, infrastrutture di trasporto elettrico, opifici manifatturieri e utenze agricole: la rete assunse pertanto un ruolo di supporto diretto alla trazione e alla trasformazione industriale

Integrazione della produzione e continuità del servizio

Negli anni immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale l’impresa accompagnò l’ampliamento delle capacità produttive con lo sviluppo delle infrastrutture di rete e con l’introduzione di soluzioni finalizzate alla continuità del servizio. In tale quadro, nel 1913 fu attivato in area Porto Ròsega un impianto termoelettrico concepito come riserva e integrazione rispetto alla produzione idroelettrica, in funzione della crescita della domanda e della stabilizzazione dell’erogazione.
Il primo conflitto mondiale determinò una brusca interruzione dell’esercizio, poiché centrali e reti, collocate in area di operazioni militari, furono gravemente danneggiate o del tutto distrutte. Nel periodo immediatamente successivo all’armistizio, la gestione fu ricondotta a forme di commissariamento e furono avviate operazioni di ripristino, con progressiva ripresa dell’esercizio ordinario nei primi anni Venti.
Nel quadro della riorganizzazione del settore elettrico dell’Alto Adriatico le Officine Elettriche dell’Isonzo furono progressivamente integrate in un sistema più ampio, con passaggi societari e aumenti di capitale che ne modificarono il perimetro di controllo e ne indirizzarono il ruolo verso il consolidamento del nodo produttivo-distributivo. In tale processo rivestì un ruolo centrale la Società Elettrica della Venezia Giulia (SELVEG), che concentrò e coordinò il comparto elettrico giuliano attraverso partecipazioni e la gestione delle infrastrutture di rete e di produzione, fino all’incorporazione di OEI nel 1937 e al passaggio da un assetto meramente locale a una gestione di sistema più integrata.
Sul piano strutturale, la serie delle centraline lungo il Canale Dottori, strutturata come insieme di piccoli presìdi tecnici a servizio dei salti idraulici, fu progressivamente impoverita. I danni bellici determinarono perdite materiali che compromisero il sistema già nel primo conflitto mondiale, mentre le fasi successive di ripristino orientarono verso soluzioni più funzionali che conservative, con demolizioni e sostituzioni di molti edifici originari con strutture di servizio contemporanee. In questo quadro, l’impianto di Monfalcone Porto emerge tutt’oggi come testimonianza edilizia superstite del sistema originario.

➔Glossario Idroelettrico


Bibliografia essenziale
Marina Dorsi, Le Officine Elettriche dell’Isonzo. Produzione e distribuzione dell’energia elettrica tra Monfalcone e Trieste, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Trieste
Consorzio Acque Agro Monfalconese, Il canale Dottori e la bonifica del Basso Isonzo, Monfalcone
Archivio di Stato di Trieste, Atti societari e pratiche amministrative delle società elettriche, Trieste
Società Adriatica di Elettricità, Relazioni tecniche e bilanci, Venezia
Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Atti relativi a concessioni fusioni e riorganizzazione del settore elettrico, Roma