Danni bellici e discontinuità del sistema (1916)
Nel 1913 le Officine Elettriche dell’Isonzo avevano affiancato alla produzione idroelettrica una centrale termoelettrica presso Porto Ròsega a Monfalcone, con potenza indicata pari a 4.000 kW, in un quadro di crescita della domanda industriale e di necessità di continuità del servizio. Nel medesimo anno era stato rafforzato il collegamento con Trieste mediante una linea a 25.000 volt, cui seguì nel 1915 l’avvio di una rete sotterranea triestina alla tensione di 25.000 volt, segno di un rapido incremento delle esigenze di trasporto e affidabilità della rete.
Il conflitto interruppe questa fase espansiva, causando danni rilevanti a impianti e infrastrutture, con la distruzione della termoelettrica monfalconese.
Nel primo dopoguerra la ricostruzione e la ripresa della domanda imposero un salto di scala. La rete locale, nata attorno ai salti del Canale Dottori e sviluppata a 10.000 volt con distribuzioni in bassa tensione nella fascia tra Gorizia e Monfalcone, dovette confrontarsi con un fabbisogno sempre più proteso all’utenza territoriale e urbano-industriale, con Trieste come polo di consumo e Monfalcone come nodo produttivo e cantieristico.
In questo quadro, la presenza di dorsali a tensione superiore e la necessità di governare i flussi energetici lungo direttrici multiple resero strutturale la funzione delle stazioni di trasformazione e smistamento, intese come punti di manovra, protezione selettiva e trasformazione tra i vari livelli di tensione.
SADE e SELVEG: profilo societario e transizione di regia nella Venezia Giulia (1920-1925)
La Società Adriatica di Elettricità (SADE), con sede in Venezia, era stata costituita nel 1905 come impresa privata nel settore elettrico, legata alla figura del conte Giuseppe Volpi di Misurata e destinata a diventare uno dei principali gruppi industriali del Nord-Est.
Il ciclo della SADE come impresa elettrica privata si concluse con la nazionalizzazione, mediante un decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 1963 che trasferì all’ENEL l’impresa della Società Adriatica di Elettricità.
Nel maggio 1920, a Trieste, fu costituita la Società Elettrica della Venezia Giulia (SELVEG), con un capitale sociale rilevante per l’epoca, nella quale la SADE risultò azionista di maggioranza. In tal modo, la regia dell’ammodernamento e dell’ampliamento delle infrastrutture elettriche nella Venezia Giulia fu ricondotta entro un assetto di controllo societario del gruppo veneziano.
Tra il 1920 e il 1925, la SELVEG avviò interventi di potenziamento coerenti con un obiettivo di integrazione su scala altoadriatica, non limitato al fabbisogno del porto industriale di Monfalcone e della città di Trieste, ma esteso alla proiezione verso l’Istria e le direttrici costiere.
Per rispondere ai bisogni urgenti della città di Trieste e della bassa friulana, la SADE promosse la costruzione di una linea a 50.000 volt da Udine a Monfalcone e ripristinò la linea Monfalcone-Trieste realizzata prima della guerra dalle Officine Elettriche dell’Isonzo.
Questo intervento configurò Monfalcone come snodo intermedio di una dorsale in grado di trasportare energia su distanze maggiori, con migliori condizioni di esercizio rispetto alle reti a tensione inferiore. In continuità con tale direttrice, la SELVEG costruì una nuova linea di alta tensione da Monfalcone a Trieste, descritta come prosecuzione della dorsale già impostata tra Udine e Monfalcone, completando di fatto l’asse Udine-Monfalcone-Trieste come struttura portante del sistema.
La cabina-snodo di trasformazione di Monfalcone
Nel quadro di ricostruzione e potenziamento postbellico, l’assetto della rete richiese l’attivazione di punti di trasformazione capaci di raccordare le dorsali ad alta tensione con la distribuzione territoriale e con le utenze industriali. In tale contesto si ricorda la costruzione a Monfalcone di una cabina-snodo di trasformazione, intesa come infrastruttura locale di raccordo tra rete di trasporto e reti di distribuzione, funzionale alla continuità e alla stabilità del servizio nell’area portuale e cantieristica.
La nuova configurazione a dorsali impostata nel primo dopoguerra rese Monfalcone un nodo intermedio fra aree di produzione e grandi poli di consumo. La cabina-snodo monfalconese si collocò come dispositivo di cerniera tra la rete di trasporto e la maglia locale, in grado di sostenere l’alimentazione delle utenze urbane e industriali e di integrare, sul piano dell’esercizio, la base storica della distribuzione a 10.000 volt con livelli di tensione superiori introdotti dal sistema di dorsali.
La cabina-snodo monfalconese assolse a funzioni tipiche di stazione primaria o semi-primaria in rete interconnessa, quali la ricezione dell’energia da linea ad alta tensione e successiva consegna alla rete territoriale la trasformazione verso livelli idonei alla distribuzione, con partenze multiple verso comprensori e utenze industriali.
A latere del nodo monfalconese, il completamento dell’asse Udine-Monfalcone-Trieste fu associato anche alla presenza di una centrale di smistamento sull’altipiano carsico, nei pressi di Opicina, descritta come punto di arrivo della dorsale e snodo principale per l’instradamento delle linee destinate alla distribuzione verso il territorio fino a Pola e Capodistria, in connessione con l’operatività della Società Elettrica Istriana (SEI) dal 1921.
Bibliografia Essenziale
Dorsi, Marina, Le Officine Elettriche dell’Isonzo, in Bisiacaria, 1992
Felcher, Stefano, Alla ricerca del “carbone bianco”: dalla realizzazione dei primi impianti idroelettrici al monopolio nell’elettrificazione della regione Nord Adriatica, 2023
Società Adriatica di Elettricità, La sua attività tecnica ed economica dalle origini al 1929, Roma, Universale Tipografia Poliglotta, 1929 (estratti)
Fontanot, Sergio, Monfalcone “elettrica”, 2014


